
Filippo Liverini, dalle radici familiari alle sfide dell’impresa sannita di Luigi Tranfa
Ottobre 9, 2026
Francesco Maria Rubano, da Puglianello a Montecitorio: il futuro del Sannio e la stima per i Mastella — di Luigi Tranfa
Ottobre 12, 2026
Da Ceppaloni al riconoscimento internazionale, mantenendo al centro del proprio lavoro gli studenti e le possibilità di crescita del territorio. La storia di Carlo Mazzone unisce la passione per l’informatica a un’idea di scuola capace di valorizzare i talenti, alimentare la fiducia e trasformare le conoscenze in opportunità concrete.
Nato a Ceppaloni, in provincia di Benevento, il 10 dicembre 1966, Mazzone è laureato in Scienze dell’Informazione. Docente, sviluppatore software, sistemista e divulgatore informatico, ha costruito un percorso professionale che mette in relazione il mondo delle aziende con quello dell’istruzione. Prima dell’insegnamento ha lavorato nel settore informatico, maturando competenze che avrebbe successivamente portato nelle aule scolastiche.
Il legame con la scuola affonda le radici nella sua famiglia: il padre era preside, mentre la madre e la sorella insegnanti. Un ambiente nel quale l’educazione rappresentava una presenza quotidiana. Nella sua esperienza personale, tuttavia, la strada verso la docenza è passata anche attraverso il lavoro privato e i corsi di formazione tecnica, che hanno contribuito a far emergere la vocazione all’insegnamento. Dal 2004 lavora nella scuola pubblica italiana.
È all’Istituto Tecnico Industriale “Lucarelli” di Benevento che il suo approccio educativo ha ottenuto particolare visibilità. Nel 2020, Mazzone è diventato il primo italiano a entrare tra i dieci finalisti del Global Teacher Prize, selezionati fra oltre dodicimila candidature provenienti da più di centoquaranta Paesi. Un riconoscimento che ha portato il Sannio all’attenzione internazionale.
Il premio, spesso definito il “Nobel dell’insegnamento”, fu vinto dal docente indiano Ranjitsinh Disale, che decise di condividere metà del milione di dollari con gli altri nove finalisti. Mazzone trasformò i fondi ricevuti in un sostegno alla formazione dei giovani, istituendo una borsa di studio per gli studenti della Campania.
Una scuola che fa crescere le idee
Per comprendere il significato di questo percorso occorre guardare alla visione educativa di Mazzone. Nelle interviste pubbliche, il docente descrive una scuola nella quale i ragazzi partecipano attivamente, lavorano insieme e realizzano progetti che percepiscono come utili. Applicazioni, videogiochi e strumenti digitali diventano occasioni per imparare, assumersi responsabilità e affrontare problemi concreti.
In questo modello cambia anche il rapporto tra docente e alunno. Quando gli studenti trovano interesse in ciò che realizzano, l’insegnante diventa un riferimento al quale rivolgersi per ottenere aiuto e far progredire il proprio progetto. La motivazione nasce dalla partecipazione e dalla possibilità di riconoscere un significato concreto nello studio.
Il valore umano di questa esperienza emerge anche dalla scelta di destinare il riconoscimento economico ai giovani. Per Carlo Mazzone, le iniziative nate tra i banchi possono diventare possibilità di crescita e di riscatto sociale. La sua storia racconta una fiducia nella scuola che prende forma nel lavoro quotidiano: accompagnare gli studenti, riconoscerne le capacità e offrire loro gli strumenti per costruire il futuro.
DI LUIGI TRANFA




