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Nella festività degli Arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele, viene da annunciare un monito ricordando la frase di Michele: “Chi e’ come Dio?” frase significativa del suo stesso nome.
“Cari cittadini”… ma chi sono i cittadini? E perché sono cari? La questione della cittadinanza, estremamente delicata e di rilievo referendario, può essere risolta definendo bene “l’ambito nazionale”. Territorio ed abitanti sono cambiati, anche notevolmente, nel corso del tempo.
Non potendo risalire ad Adamo ed Eva (altrimenti saremmo tutti fratelli di uno stesso popolo, cosa auspicabile ma “non attualmente reale”), bisogna restringere l’intervallo di tempo. Certo non possiamo neanche ridurlo alla giornata odierna e nemmeno a qualche anno. Quindi è ragionevole considerare, nell’albero genealogico, maggiormente gli antenati fino ai bisnonni almeno se non le “sette generazioni”.
Per il territorio, non solo non possiamo considerare tutta la Terra (vera patria di tutti) ma “si deve” considerare solo l’ambito dei confini riconosciuti anche dai vicini.
Pertanto, la cittadinanza e’ frutto (almeno) di qualche secolo di sacrifici e sangue versato a beneficio della relativa discendenza.
Dunque non c’è spazio per insinuazioni razziste al fine di escludere i veri eredi ed includere qualche “servitore di comodo” (alla portata dello stipendio di chi crede di essere diventato “signore” con servitù), fonte di riconoscente voto elettorale (se non pure manovalanza delinquenziale).
Al limite rimane un certo margine per la cittadinanza “conquistata”. Conquista che può delinearsi con un percorso di studi (culturali e religiosi) seguito dal servizio militare (attestato d’ubbidienza e rischio della vita in armi per la patria) o equivalente in caso d’impossibilità; cosa che, ovviamente, non è richiesta a chi già e’ cittadino per parentela (dunque non vale considerare che non c’è più la leva militare e che c’è la libertà di religione).
La cittadinanza e’ l’appartenenza alla nostra storia (almeno recente) che è cristiana (comunque il cittadino può scegliersi la religione e può anche cambiare cittadinanza). Non si tratta di distinzioni (tanto meno discriminazioni) razziste, in tal senso è istruttivo notare la distinzione tra ben dodici tribù nel poco numeroso popolo degli Ebrei.
Dunque chi vuole sostituire Patria ed addirittura Cristo con altro… ai cittadini italiani dovrebbe apparire “diabolico”.
Insomma viene da ammonire alla Checco Zalone: “Non si scrive italiano invano”.
di Aurelio Esposito
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3 Comments
“Signori si nasce!”
Sono d’accordo con l’autore con lo ius soli. Tuttavia non mi rassicurerebbe l’idea che stranieri possano militare nel nostro esercito. Sarebbe troppo facile per malintenzionati e spie infiltrarsi.
Mi correggo: Ius scholae.