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Settembre 15, 2024L’interesse dell’Italia nel conflitto tra Russi ed Ucraini (popoli fratelli) e’ la pace o la guerra? Non c’è la via di mezzo. Dopo un milione di morti (tra loro), la questione è ben chiara.
La Russia ha dimostrato che non può tollerare, ai suoi confini vicino Mosca, la presenza di basi militari di potenti avversari strategici e l’Ucraina ha dimostrato di non voler perdere.
Se si deve fare la guerra per liberare l’Ucraina allora i suoi alleati devono intervenire, perché non è serio pensare di “tirare la pietra” fornendo armamenti e “nascondere la mano” dicendo che non è guerra perché “i grilletti li tirano altri”.
“Il conto” per i loro morti sarà pagato… La scadenza forse è quella elettorale negli USA che già si tirano fuori… insieme al Regno Unito (disunito da UE) “per motivi tecnici” di armi a guida USA.
La Russia userà armi di distruzione di massa per fronteggiare un nemico più numeroso e produttivo.
Questo “suicidio dell’Europa sfilacciata” avverrà per colpa di avidi incoscienti che pensano di fare affari con la vendita di armi e con la ricostruzione in zona russa.
L’unica soluzione è un’Europa unita con la Russia (come Germania e Francia nel dopoguerra); la transizione richiede zone neutrali non pesantemente armate, come pattuito dopo la guerra fredda.
La guerra è dunque contro l’interesse del popolo italiano, viene voluta dai ricchi che faranno poi la pace sulle tombe dei poveri. La lotta per la pace e’ la prima lotta di classe, che con l’espressione del libero pensiero non costa nulla (per ora).
Di Aurelio Esposito





3 Comments
La guerra voluta dai ricchi che faranno la pace sulla tomba dei poveri è la sintesi di una realtà purtroppo verificatasi troppo spesso storicamente.
L’articolo però,al di là di ogni retorica,si cala nel concreto di una improbabile ma sicuramente efficace soluzione( cito testualmente un’Europa unità…) che lascia il margine ad un barlume di speranza confinato nella libertà di pensiero.
Chiaro nei contenuti e nell’esposizione ma soprattutto scorrevole nella lettura l’autore ci invita con valide argomentazioni in maniera implicita a condividere il suo punto di vista.
Penso che nessun governo europeo possa rimanere in carica se invia soldati a combattere in ucraina.
Anche se non del tutto accettabile moralmente, l’invio di armi è probabilmente il compromesso più accettabile e quindi sostenibile politicamente.
Convengo invece con la necessità di un graduale ricongiungimento post-bellico. Con tutte le necessarie precauzioni.
L’isolamento nazionalistico produce solo tensioni e conflitti.
La guerra è certamente il male estremo per tutti i popoli, aggrediti e aggressori. Questo concetto condivisibile, ma non scontato ci riporta al dolore di tutti coloro che sono coinvolti direttamente e che, loro malgrado, affrontano quotidianamente questa tragedia.
Un avvicinamento alla Russia è auspicabile, ma quanto concretamente realizzabile? Salvaguardare la democrazia e la libertà non è forse un dovere di ogni paese civile?
Cosa fare se l’altro è incapace di aprirsi ad un dialogo realmente costruttivo?
Concordo con alcune considerazioni fatte dall’autore dell’articolo, che ha espresso il suo pensiero in modo chiaro e conciso, ma non credo sia possibile pensare ad un’alleanza con la Russia se non si trova un punto d’incontro che tenga in considerazione le posizioni di entrambi i contendenti e che soprattutto tuteli i diritti e le libertà dei popoli.