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Durante la rassegna “Janara – Le Streghe di Benevento”, si svolge la rappresentazione teatrale “La Stréja Culèttë”, portata in scena da “Li Janare” associazione culturale teatrale di Baselice, e dalla compagnia teatrale “La Maschera” di Pesco Sannita. L’evento unisce tradizione, folklore e arte, creando un’atmosfera magica grazie anche alle musiche evocative di Dionigi Bianco e al coordinamento sapiente di Marco Borrillo.
La figura centrale della rappresentazione è Antoniamaria di Coletta, una strega che incarna la complessità della condizione femminile nel passato. Una vittima sacrificale dei suoi tempi, Antoniamaria è descritta come una donna coraggiosa e determinata, con i capelli ricci e rossi, una fronte ampia e occhi vivaci che riflettono una mente acuta e intuitiva. La sua personalità forte la distingue, rendendola una figura affascinante e tragica.
La storia di Antoniamaria inizia con la sua educazione presso le suore dell’ex monastero di Piazza Convento a Baselice. Qui, le monache le insegnano a cucinare e a ricamare, ma ogni errore nel ricamo non è perdonato: le monache puniscono la giovane infliggendole pungenti colpi al dito. Queste esperienze formative non solo plasmano il suo carattere, ma gettano anche le basi per la sua futura identificazione con la stregoneria e culminerà in modo violento e tragico.
Il racconto della strega Culèttë è permeato di povertà, superstizione, mistero e magia, elementi che si intrecciano per dar vita a una narrazione vivace e coinvolgente. La rappresentazione, arricchita da dialoghi in dialetto baselicese, riesce a trasmettere l’autenticità e la profondità della cultura locale, rendendo omaggio a una tradizione che ha radici profonde e significative.
La storia culmina in un tragico femminicidio, un evento che non solo segna la vita di Antoniamaria ma riflette anche le ingiustizie e le violenze subite dalle donne nel corso della storia. La rappresentazione di “La Stréja Culèttë” non è solo un racconto di stregoneria, ma un potente richiamo alla riflessione su temi di attualità, come la condizione femminile e la lotta contro le violenze di genere.
“La Stréja Culèttë” offre un’opportunità unica per esplorare la storia, la cultura e le tradizioni di un territorio attraverso la lente della drammaturgia, riportando alla luce figure dimenticate e storie di donne coraggiose.
La violenza di genere, spesso radicata in pratiche culturali e superstiziose, trova un parallelismo nel folklore legato alle streghe. Le donne accusate di stregoneria erano frequentemente vittime di pregiudizi e violenze, considerate portatrici di mali e sventure, proprio per la loro indipendenza e il loro potere. “La Stréja Culèttë” diventa così un potente veicolo per riflettere su queste tematiche, utilizzando la narrazione per sensibilizzare il pubblico riguardo agli effetti devastanti della violenza di genere.
La scenografia, ambientata presso l’obelisco egizio del tempio di Iside, aggiunge un ulteriore strato di significato alla rappresentazione. Iside, dea della maternità e della magia, simboleggia la forza femminile e la protezione. Il richiamo a questa figura mitologica non è casuale; serve a sottolineare l’importanza della figura femminile nel folklore e nella storia, suggerendo un legame tra il potere femminile e le accuse di stregoneria.
In questo contesto, il teatro diventa non solo un palcoscenico per la narrazione, ma anche uno spazio di liberazione e riflessione.
Di Lakis Pertsemlis




