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Ottobre 10, 2024
“Presi in castagna” ad Arpaise – di Aurelio Esposito
Ottobre 11, 2024di…. Carmine Tranfa
La prostituzione (dal latino postitutus: offerta di sesso per denaro) è considerata la professione più antica del mondo. Viene descritta come attività remunerativa “dai Babilonesi” nel 2400 avanti Cristo. Nel corso del tempo il “mestiere” si è sviluppato. Si stima che oggi, nel mondo, ci siano 52 milioni di lavoratrici del sesso. Secondo l’ISTAT, in Italia, sono tre milioni i clienti di circa 115.000 donne, con un giro d’affari annuale di circa 5 miliardi di euro. Il costo medio della prestazione è di 50 euro. Un business (giro di affari) che, se regolarizzato, porterebbe entrate statali per oltre 2,6 miliardi di euro all’anno. Ma, già oggi, le signore o signorine, devono presentare la dichiarazione dei redditi (codice prestazione servizi) ed emettere fattura (…. non quella dei maghi!). Trattasi di stime virtuali, essendo ancora in vigore la legge della Senatrice socialista Merlin n. 75 del 20 febbraio 1958.
La Suprema Corte (sentenza n. 22413/2016) ha statuito che “l’attività, se esercitata da maggiorenni, non è illecita. Gli uomini possono essere ricevuti nell’abitazione della donna, in quanto il domicilio della stessa non è considerato casa di prostituzione”. Anche il contratto “orale” ha valore giuridico. Dopo 70 anni il dibattito sulla riapertura dei “bordelli” (case di piacere o di tolleranza perché tollerate dallo Stato) è ancora attuale. La “marchetta” era un gettone che veniva numerato e consegnato al cliente per avere diritto alla prestazione. Di conseguenza non c’era possibilità di evasione fiscale. Le tariffe variavano a seconda della durata del tempo trascorso in compagnia nonché dei servizi offerti (le più giovani venivano meglio pagate).
Di sicuro la rimessa in funzione delle case chiuse (così chiamate in quanto c’era l’obbligo di tenere chiuse le persiane) aumenterebbe enormemente il gettito fiscale, come aveva ben compreso Camillo Benso, Conte di Cavour, nell’anno di grazie 1873.
Nel 1957 (prima della legge Merlin) il Fisco (tramite le marchette) incassò 15 (quindici) miliardi di lire. Una cifra colossale se rapportata al valore odierno. I “casini o bordelli” fruttavano molto alle casse dello Stato che è permanentemente in deficit. Inoltre, poiché c’era l’obbligo del controllo sanitario, le malattie veneree erano molto ridotte. Venivano denominate “veneree” in onore a Venere, dea dell’amore nell’antica Roma. La sua figura, presa a modello come ideale di bellezza, è diventata il soggetto di innumerevoli opere d’arte. Tra le più famose sculture ricordiamo la Venere di Milo. Tra i dipinti la “nascita di Venere” di Sandro Botticelli. Ma anche la letteratura non è da meno. Ricordiamo la famosa poesia “a Zacinto” di Ugo Foscolo, nella quale si legge: “né più mai toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia, che te specchi nelle onde del greco mar da cui vergine nacque Venere e fea quelle isole feconde con il tuo primo sorriso”. Vergine in quanto appena nata! Ma, da grande, non disdegnava gli amori con i comuni mortali, purché fossero Re, Principi, ecc.
La legge Merlin fu molto osteggiata da Indro Montanelli e Dino Buzzati (noti giornalisti e scrittori). D’altra parte il Fisco incassa montagne di soldi da scommesse, vendita di tabacco, alcol, ecc. Per esempio i guadagni dello Stato sulle sigarette si aggirano, mediamente, su 14 miliardi di euro annuali. La legge Merlin dovrebbe essere abolita e sostituita con un’altra adeguata ai tempi moderni.




