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Un bozzetto teatrale denso di emozione, memoria e riflessione: così è andato in scena a Pesco Sannita ieri 12 agosto 2025 “L’Arciprete di Molinara” autobiografia drammatizzata di Giandomenico Viglione, arciprete, scrittore e uomo di Dio, che fu guida spirituale e punto di riferimento per la comunità molinarese dal 1891 al 1919.
Nato proprio a Pesco Sannita nel 1862, Viglione giunse a Molinara in un momento tragico della storia locale, dopo l’arresto del suo predecessore don Michele Piccirilli, rinchiuso a Foggia per motivi politici. Quello che trovò fu un “paese di pezzenti”, afflitto da povertà estrema, brigantaggio, alta mortalità infantile e una fede popolare sfiancata. Nonostante ciò, don Giandomenico guardò al futuro con fiducia, affidandosi alla preghiera e all’impegno concreto.
Nel bozzetto, l’arciprete si racconta con straordinaria onestà. “Guai a chi sta solo, dice la Bibbia” recita in una delle scene più toccanti, rivelando la profonda solitudine che spesso accompagna il ministero sacerdotale. Eppure, proprio nella solitudine, si fa strada la forza della fede, il conforto della preghiera, la resilienza della vocazione. “Ho a che fare con gente che piange”, dice ancora, sottolineando quanto il dolore altrui fosse parte integrante della sua missione.
Viglione fu più che un sacerdote: saggista, filosofo, commediografo dialettale, drammaturgo. Eppure, fu soprattutto un uomo capace di restare accanto alla sua gente, amministrando ogni atto sacramentale “in prima persona” per oltre vent’anni. Le sue parole e i suoi gesti restituiscono la figura di un prete che, nella psicologia collettiva dell’epoca, era guida, confessore, confidente e ancora di salvezza spirituale.
Lo spettacolo non è solo un omaggio a un uomo straordinario, ma anche un invito a valorizzare un pezzo di storia locale, troppo spesso dimenticato. In un’epoca segnata dall’individualismo, la sua testimonianza richiama il senso profondo di comunità, dove la fede era collante sociale e il prete il punto fermo attorno a cui ruotavano vite e speranze.
“L’Arciprete di Molinara”non è solo teatro, ma una confessione a cuore aperto. È il volto autentico della morte visto per la prima volta, la fede che sostiene, la memoria che unisce. Un lascito spirituale e umano che merita di essere custodito.




