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di Carmine Tranfa
Il Comune di Ceppaloni, ha fissato i valori di mercato delle aree fabbricabili. Dalla lettura degli stessi emergono delle gustose amenità (delizie), le quali dimostrano come la realtà percepita dal “Palazzo” sia molto lontana da quella effettiva. Per suffragare quest’affermazione è sufficiente analizzare la tabella relativa ai valori delle aree fabbricabili ai fini IMU. Il Regolamento, all’art. 15, dispone che “la base imponibile dell’area fabbricabile è determinata dal valore venale in comune commercio, risultante da atti pubblici (notarili) o da perizie giudiziarie riferibili a zone omogenee”.
Trattasi di circoscrivere la zona territoriale di ubicazione nonché i prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche. Il procedimento per rispettare la norma è semplice e lineare: l’Ente Locale ha la facoltà di chiedere all’Agenzia delle Entrate di Benevento la copia degli atti notarili riguardanti i prezzi di acquisto dei terreni edificatori del Comune registrati e trascritti nel 2023. Incredibilmente, la zona B di completamento, per assioma, è stata valutata 70 euro al metro quadro. Il che significa che il “tapino” (il malcapitato) ottiene questo risultato: NON per sua volontà, possiede 10.000 metri quadri in zona B, si ha: 10.000 per 70 uguale 700.000 (valore attribuito): 700.000 per 1,2.
Il ceppalonese sfortunato dovrà sborsare “l’irrisoria” cifra di Euro 8.400 ogni anno (fino alla fine dei secoli). Lo “sventurato” non potrà più neanche alimentarsi, considerato che l’art. 13 del decreto legge n. 83/2015, modificando l’art. 545 comma 7 codice di procedura civile, ha statuito che il “minimo vitale” ovvero la somma per un’esistenza dignitosa, impignorabile per ogni individuo, è proprio di 8.400 euro annuali. E, considerata la grave situazione in cui versa il Comune, all’infelice è toccato un destino crudele ed avrà vita breve (è destinato a morire “per fame” dovendo “espiare” la colpa di possedere un terreno).
Ho illustrato solo qualche “bellezza.” Sono sicuro che il Consiglio, il quale è l’Organo di indirizzo e di controllo politico – amministrativo del Comune, vorrà porre fine a queste autentiche storture.
A proposito, illuminante è la lettera – circolare che, l’ex Presidente dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, scrisse ai dipendenti: “bisogna evitare gli accanimenti. Il comportamento del Fisco deve essere decoroso, equilibrato ed idoneo nei confronti dei contribuenti. La pratica legittima del prelievo fiscale non deve tramutarsi in una forma deviata di estorsione legalizzata”. Befera ha sottolineato che in ogni azione ci vuole senso della misura ed immedesimazione nella realtà dei luoghi in cui si opera.
Queste idee-guida, ancora oggi, sono di grande attualità. Se un accertamento non ha un solido fondamento, diventa dannoso per chi lo emette e si ritorce contro L’Ente Locale non solo in termini di immagine, ma anche dal punto di vista economico (parcella a professionisti esterni, perdite di tempo, condanne a spese ed onorari di giudizio, ecc.).
Questo quadro fosco e questi prezzi stratosferici e stellari (imposti per “assioma” che non concedono dubbi), evidentemente, non stimolano gli operatori economici ad investire a Ceppaloni, né tantomeno gli abitanti dei grandi agglomerati urbani a trasferire la propria residenza nel Comune. Solo i dogmi (atti di fede) previsti dal can. 751 del Diritto Canonico non si discutono. I “prezzi imposti”, senza confronto e contraddittorio, in una Repubblica democratica fondata su Principi Costituzionali, non possono essere accettati “a prescindere”.




