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Già come è stato reso noto, la scorsa settimana è stata aperta un’indagine su gravi irregolarità riguardanti le pensioni di invalidità e di accompagnamento. Coinvolti medici, avvocati e funzionari dei patronati che, invece di tutelare i cittadini, richiedevano soldi in cambio dell’accettazione delle richieste.
Questa vicenda è una chiara dimostrazione di quanto sia ingiusto il sistema. Chi ha la possibilità di pagare ottiene il beneficio; chi non può permetterselo, pur essendo malato, resta escluso da un diritto fondamentale. È assurdo: la sfortuna di essere malato non dovrebbe mai coincidere con l’impossibilità di vivere dignitosamente.
Fino a pochi anni fa, le pensioni venivano riconosciute dopo 7-10 mesi, con arretrati corrisposti successivamente. Questo sistema, pur con i suoi tempi lunghi, permetteva ai cittadini di ottenere il loro diritto senza pagare anticipi. Oggi, con i tempi di approvazione ridotti a un mese, i patronati e i professionisti coinvolti nell’indagine richiedono soldi in anticipo. Una pratica inaccettabile: non è concepibile che nel 2025 chi è malato debba pagare per ottenere ciò che gli spetta di diritto.
Siamo in un mondo malato: tra politici distratti, guerre e disuguaglianze crescenti, ora anche le persone più fragili devono soffrire. Non è solo una questione economica, è una questione di dignità.
Speriamo che la giustizia faccia il suo corso, che queste persone siano condannate e che un sistema così corrotto venga finalmente riformato. Chi si ammala non deve diventare anche vittima di truffe e soprusi: la tutela dei diritti dei più fragili deve tornare a essere una priorità
MARIO RUSSO




