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A seguito di una testimonianza visiva pubblicata sui social, voglio condividere una riflessione su un episodio che mi ha colpito profondamente. La persona che ha postato la foto ha espresso, giustamente, il suo disappunto per quanto accaduto, e mi unisco al suo pensiero.
La persona che ha chiamato il 118, sicuramente dotata di sani sentimenti umani come sensibilità, empatia verso il dolore anche se di uno sconosciuto, IL CHE MI DA UNA SPERANZA CHE CI SONO ANCORA PERSONE CHE NON FANNO PARTE DELLA DIS-UMANITA’, si chiama :
LUISA VENTORINO (PRESENTE SU FACEBOOK DOVE HA MESSO LA FOTO E HA SCRITTO SOTTO LA FOTO, E CHE MI HA DATO L’IDEA DI SCRIVERE QUESTO ARTICOLO E MI HA DATO IL PERMESSO DI METTERE SUO NOME COGNOME PERCHE’ LEI COME ME CI METTE LA FACCIA ) .
QUESTO È IL SUO POST:
“Oggi pomeriggio quest’uomo era riverso in terra a via Del Pomerio. Mi sono fermata a vedere se avesse bisogno di aiuto e non ricevendo alcuna risposta ho chiamato il 118. Mi hanno risposto che loro non potevano intervenire. Ho poi chiamato il 112 che mi ha invitato a chiamare il 118 (che già si era chiamato fuori) e, infine, è intervenuta una volante della polizia. Pare che la persona sia un senza fissa dimora. Quindi, a quanto pare, è normale che giaccia riverso su un marciapiedi, in caso di malore o altro. Ovviamente la telefonata al 118 è registrata e non ho tema di smentita.”
Questo episodio mi spinge a una riflessione più ampia. Quella che vediamo non è solo la triste condizione di un singolo uomo in difficoltà, ma il riflesso di una società sempre più indifferente alla sofferenza altrui. Quest’uomo, a quanto pare, è un senzatetto, una delle tante persone che vivono ai margini, invisibili agli occhi della maggioranza, forse con problemi di alcol e già noto alle forze dell’ordine, Ma quante persone si sono fermate a chiedersi cosa potesse fare per lui? Quante hanno solo proseguito per la loro strada, come se fosse normale vedere una persona riversa a terra?
La realtà è che questa DIS-UMANITÀ è ovunque. Non è solo un problema di Benevento, ma del mondo intero. Da una grande città come Roma a un piccolo paese come Ceppaloni o Montesarchio, il risultato è sempre lo stesso: chi è ai margini resta ai margini, senza un aiuto concreto, senza che qualcuno si fermi davvero a preoccuparsi.
Mi chiedo: dove sono le istituzioni? Dove sono i servizi sociali, gli ospedali, i centri di accoglienza, i medici specializzati nelle dipendenze, le forze dell’ordine? Perché una persona deve rimanere abbandonata su un marciapiede senza che il sistema abbia una risposta immediata ed efficace?
Non si tratta solo di povertà, alcolismo o dipendenze. Si tratta di umanità. Oggi abbiamo perso la capacità di guardarci attorno e sentire empatia per chi sta peggio di noi. Abbiamo perso il senso di comunità, il valore dell’aiuto reciproco, il dovere morale di non voltare le spalle a chi soffre.
Eppure, molti si definiscono credenti, cristiani, fedeli. Gesù Cristo ha predicato l’amore per il prossimo, ha insegnato ad aiutare chiunque, senza distinzione. Ma la verità è che spesso nessuno segue questi insegnamenti. In un mondo sempre più frenetico, più egoista, ci stiamo dimenticando cosa significa essere umani.
L’inferno non è dopo la morte. L’inferno è già qui, sulla Terra, e lo creiamo noi con la nostra indifferenza. Finché non impareremo a fermarci, a tendere una mano, a riconoscere la sofferenza negli occhi di uno sconosciuto, continueremo a vivere in un mondo che non è degno di essere chiamato civile.
Non basta indignarsi, bisogna agire. Non basta vedere, bisogna intervenire. Non basta credere, bisogna essere umani.
Febbraio 2025
Per SANNIOALCENTRO
di Luigi Tranfa




