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La Festa dei Lavoratori non è solo un’occasione per onorare l’impegno quotidiano di milioni di persone, ma anche per riflettere su ciò che rende il lavoro un’esperienza profondamente umana. In questo senso, la storia del pastificio Rummo di Benevento è molto più di una vicenda industriale: è un racconto di resilienza psicologica, determinazione collettiva e legame emotivo con un territorio.
Il 15 ottobre 2015, l’alluvione che devastò il Sannio travolse anche lo storico stabilimento Rummo, simbolo di eccellenza e identità locale. Macchinari distrutti, magazzini invasi dal fango, produzione paralizzata. Ma fu proprio in quel momento di crisi che emerse la forza invisibile del lavoro: la coesione. I dipendenti, anziché cedere allo sconforto, scelsero l’azione. Una scelta emotivamente potente, guidata dalla determinazione di difendere non solo il posto di lavoro, ma un patrimonio condiviso.
La psicologia insegna che la resilienza è la capacità di adattarsi positivamente alle avversità. In Rummo, questa resilienza si manifestò come senso di appartenenza: i lavoratori si trasformarono in custodi della propria azienda, sostenuti da una rete di solidarietà senza precedenti. La risposta emotiva fu immediata: il popolo dei social si mobilitò lanciando la campagna virale #SaveRummo, accompagnata dallo slogan “L’acqua non ci ha mai rammolliti”. Dietro quelle parole, un messaggio psicologicamente potente: l’identificazione con una causa, la volontà di contribuire a una rinascita.
Il brand Rummo, già legato affettivamente ai beneventani, diventò simbolo nazionale di tenacia e orgoglio. Migliaia di cittadini, volontari, personaggi pubblici e istituzioni si unirono non solo per rimuovere il fango, ma per sostenere una battaglia emotiva e valoriale. Il lavoro, in quel contesto, si rivelò essere molto più della somma delle sue funzioni: fu partecipazione, senso di utilità, riscatto.
Oggi Rummo esporta in oltre 60 Paesi e continua ad essere un’eccellenza produttiva. Ma il vero valore aggiunto resta invisibile: è nella memoria collettiva, nella forza emotiva di quel logo impresso sulle confezioni, nella fiducia ricostruita giorno dopo giorno.
Nel celebrare il 1° maggio, questa storia ci ricorda che lavorare significa anche credere insieme in qualcosa che vale, essere parte di una comunità che non si arrende, e trovare nella crisi un’occasione di rinascita interiore e sociale.
Di Lakis Pertsemlis





