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Che cosa è andato storto, pardon, in che senso si è sviluppata tale evoluzione?
Premesso che nel quadro biblico per un cristiano la questione non si pone, sarebbe interessante se non utile dal punto di vista ateo vedere se e’ futile.
E sì che togliere la vita ad una persona dovrebbe essere un atto di gravità indipendente dal sesso, dall’età e dalle condizioni economiche della vittima.
Invece, a partire dai risarcimenti economici delle assicurazioni per incidenti fino al codice penale (che ora prevede il femminicidio), qualcuno la pensa diversamente.
Mentre diversa dovrebbe essere la punizione in base alle circostanze ed alla motivazione assassina.
Questione di lana caprina sembrerebbe, da addetti ai lavori di giurisprudenza.
Ma cosa fa perdere la testa al carnefice? (Ghigliottina a parte).
Ecco, questo dice il buon senso per comprendere il sentimento intenso che offusca la mente e la induce a sbagliare.
Cosa si può fare per evitare che un terremoto emozionale sconvolga l’animo del carnefice potenziale? Ecco, non “scuotere il sistema nervoso” delle persone potrebbe essere un’ottima scelta frutto d’educazione.
Altrimenti poi non resta che ricordare una risposta “istituzionale”, secondo la quale quando un terremoto raggiunge il quinto grado “gli edifici crollano e si contano i morti”…
Ecco, senza fare neanche “il terzo grado”, sarebbe bene interrogarsi sulla consistenza dell’edificio culturale in cui abita l’educazione delle persone; invece di contare le femminili “scarpe rosse” delle vittime.
Come la natura del terreno influisce sulle conseguenze del terremoto, così le condizioni del substrato sociale (quale scena del delitto) hanno più importanza delle narrazioni lontane dalle percezioni.
Come può il maschio (italiano, se non “siciliano”) costruire un solido edificio comportamentale senza i pilastri della fedeltà (e dunque gelosia), della lealtà, della comprensione (e dunque compassione), del sacrificio, ecc…
E’ un buon terreno culturale quello a base di humus tipo “alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai”, “stare con chi può migliorare la propria situazione economica”, “disponibilità di denaro significa dignità”, “il corpo e’ mio ed i figli sono della madre”, ecc.?
Onestamente, ma (dubbi incentivi “statali” a parte) chi vuole mettere su famiglia o semplicemente instaurare una relazione seria con una che (magari per tutta la gioventù ed oltre), in un modo o nell’altro, “si vende” al migliore offerente e si pone con un ricatto di genere? (In genere si vedono prostituirsi femmine non maschi).
Figurarsi poi lo stato d’animo nel subire conseguenze economiche e legali a causa di “leciti” comportamenti femminili.
Come non ricordare la biblica considerazione “Se questa è la condizione dell’uomo nei confronti della donna, non torna conto d’ammogliarsi”, ma neanche d’averci a che fare…
Mancanza di lavoro, crisi della coppia e denatalità (e dunque immigrazione) gridano vendetta dalla bocca dei bambini mai nati, che avrebbero voluto un papà con uno stipendio per mantenere una casalinga a tempo pieno (non è il lavoro più dignitoso?).
Altro che “le donne non scelgano tra famiglia e lavoro”, i bimbi non possono scegliere di non subire un ambiente estraneo invece di quello familiare.
Per la maggioranza delle donne e’ stato davvero conveniente il loro ingresso nel mondo del lavoro? Non è che sono finite a rischiare la vita o a fare le “dame di serie B” rispetto ad altre (di cui magari loro stesse non hanno lusinghiera stima), “dame di serie A” che hanno tolto posti di lavoro a maschi che avrebbero voluto mantenere le mogli?
Ecco, la morte (se non l’uccisione) della famiglia tradizionale forse è dovuta al tradimento dell’atavico patto sociale, per il quale anche un prepotente “signorotto” rinunciava allo “ius primae noctis” e riconosceva ad ogni maschio l’indisturbata (senza tentazioni economico-sociali) signoria almeno ciascuno nella propria famiglia.
Sobillare la donna contro Dio e contro l’uomo e’ opera del demonio.
Articolo n.25 del 15/03/2025 di Aurelio Esposito





1 Comment
L’autore manifesta, in questo articolo ancor più che in altri, il suo fondamentalismo religioso. La visione di una società rigidamente patriarcale che anche la chiesa moderna stessa non sostiene più da tempo immemore. Per fortuna al genere femminile viene unanimamente riconosciuto il diritto ad assumere il ruolo nella società che ritiene appropriato per sè. Una scelta che comporta dei rischi proprio quando incontra sacche di resistenza di patriarcato biblico. Quando l’arcaica “educazione formale” basata sul condizionamento e la repressione, non sul rispetto universale, non è sufficiente a relegare l’altro genere in una condizione subalterna, è lecito arrivare all’estrema ratio. Un comportamento che nasconde l’inadeguatezza psicologia ad affrontare le evoluzioni più coplesse della nostra società.