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Vivere al Triggio è come abitare in una pagina viva della storia.
Ogni sera, quando esco di casa con la mia fidanzata per passeggiare tra i vicoli, ho la netta sensazione di camminare dentro un ricordo che non appartiene solo a me, ma a tutta la città. Il Triggio, la zona più antica di Benevento, è un luogo che custodisce anima e mistero. Il suo stesso nome deriva dal latino Trivium, cioè “trivio”, incrocio di tre strade. Ed è proprio così che lo vivo: come un crocevia, non solo geografico ma anche emotivo, dove il presente si intreccia con il passato.
Alle spalle del Duomo, i palazzi d’epoca osservano in silenzio i passi di chi attraversa gli antichi sentieri in pietra. Ogni scorcio racconta qualcosa: le antiche terme romane ancora evocative, sono un promemoria di quanto profonda sia la stratificazione storica del rione. L’accesso è libero, e spesso ci troviamo lì, in silenzio, cercando di immaginare un tempo ormai perduto.
Poco più in là si staglia l’Arco del Sacramento, una delle otto porte di epoca romana che un tempo difendevano la città. Superandolo, nel cuore del quartiere, sorge l’imponente Teatro Romano, gioiello architettonico incastonato tra le case. Proprio di fronte, il panificio “Micillo” profuma di taralli caldi e pizza al taglio: è lì che spesso ci fermiamo, a guardare i resti del teatro, come se la scena fosse ancora viva.
Oltrepassando il teatro, si arriva al Cimitero dei Morticelli. Un luogo particolare, quasi fuori dal tempo, dove il silenzio è denso di memoria. Dopo il terremoto del 1688, fu utilizzato come cimitero per bambini.
Il Triggio termina a Port’Arsa, un’altra delle antiche porte della città, inglobata nelle mura longobarde. Ma prima di arrivarci, è difficile non pensare alla leggenda della Zoccolara. Si dice che una donna misteriosa, dagli zoccoli rumorosi e una risata inquietante, vaghi ancora oggi nei pressi del teatro, inseguendo i passanti solitari. Nessuno l’ha mai vista, ma molti ne parlano.
E forse è proprio questo il fascino del Triggio: un luogo dove ogni pietra custodisce una storia, ogni vicolo un’ombra, ogni passo un’eco. E io, qui, ci vivo. E lo amo.
di Lakis Pertsemlis




