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Proporre di dare ai figli il cognome della madre e’ l’inizio del matriarcato o l’ennesima marchetta per ottenere femminili consensi elettorali?
Eh sì che altrimenti di senso logico non se ne vede.
Geneticamente il cromosoma del sesso (visto che è una questione di genere) e’ visibilmente trasmesso nel maschio lungo le generazioni (padre, nonno, bisnonno, ecc.), nella femmina invece chissà da dove vengono i suoi due cromosomi X (Y e X per il maschio) nell’albero genealogico.
E questa è scienza…
La cui anticipazione (rivelazione) biblica dovrebbe forse significare qualcosa…
Forse è proprio la costante influenza diabolica, a sradicare la tradizione biblica, il riposto senso di certe proposte.
E sì che nei Vangeli la genealogia di Gesù è stata elencata dicendo 76 volte “figlio di” seguito dal nome del padre.
Ecco, forse a qualcuno non dovrebbe far piacere di apparire come ben altri “figli di”, o “di che” viste le biogenetiche “conquiste”.
Neanche il senso pratico giustifica il passaggio al cognome femminile (che comunque, almeno per ora, e’ sempre quello di un maschio…), infatti risulterebbe un’inutile confusione negli atti (come quelli notarili in cui risalire alla famiglia dei possessori di un immobile; ma in periodo di “usu capione” forse sarebbe un altro ausilio per i furbetti); comunque forse bisognerebbe ricordare il detto: “Usanze non mettere, usanze non togliere”.
Certo che è davvero strano portare alla ribalta il “problema del cognome”, con tanti problemi di ben altra priorità.
Nella nostra già problematica Europa invece di discutere su chi può toccare “i bottoni nucleari” c’è chi invece “si sbottona anche le braghe” per rimediare qualche voto da femmine facilmente lusingabili.
E se qualche incauta femminista di sinistra pensasse di cavalcare la furba provocazione, per indurre in tentazione secessionista o proditoria qualche femminista sui banchi della destra, forse farebbe bene a temere un eventuale invito ad andare a fare i “franceschini” da un’altra parte nell’emiciclo parlamentare…
Ecco, forse per le problematiche delle parti deboli della società servirebbero più francescani che franceschini.
E sì che ormai anche i più comprensivi maschietti nelle alte sfere (forse anche di sinistra) potrebbero averne piene le più riposte sfere.
Chissà, a proposito di cambi di cognome, qualcuno potrebbe optare per Montgolfier; o Mustafa’ Abdulla’, pensando: “Per queste qua, chi m’o fa fa a fatica’ “…
Ecco che tuona alla memoria Mario Merola, in veste di lavoratore zappatore, con “addenocchiat’ e vaseme ‘sti mmane” (inginocchiati e baciami queste mani).
E sì che come tributo di genere, oltre al conteggio delle “scarpette rosse” delle vittime di femminicidio, bisognerebbe ricordare anche il conteggio dei “grigi scarponi” antinfortunistici dei maschi morti sul lavoro, per mantenere le famiglie e tutta la società (femministe incluse); non meritano di lasciare il cognome oltre alla pelle?
Perciò lasciamo perdere i cognomi (che forse altrove non stanno messi meglio, tipo Strunz, Katz e Lecornu), nell’odissea apocalittica del terzo millennio non c’è posto per il terzo reich ma forse neanche per il terzo mandato…
Come Ulisse, leghiamoci all’albero maestro (del Cristianesimo) e tappiamoci le orecchie per non sentire le sirene con la levatura dei tappi.
Cara femmina il maschio ti vuole bene, pure Prodi (a parte la paternale sul senso della storia) voleva solo accarezzarti una ciocca di capelli; altro che materna “zinzuliata” (educativa tirata strapazzata di capelli).
“Chi troppo la tira la spezza”…
Cara “Eva” non abboccare alle lusinghe, caro “Adamo” tienila d’occhio e non andarle dietro in certe cose; altrimenti una voce dall’alto potrebbe declamare alla Biagio Izzo: “Adamo, ma allora si’ strunz?!”.
Articolo n.27 del 26/03/2025 di Aurelio Esposito.




