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Esponendo ragionamenti e domande (basati su tradizioni e notizie), dov’è il fondamentalismo? E di chi?
Per un cristiano (credente ai Vangeli, indipendentemente da eventuali affermazioni di autorità ecclesiastiche), tutelato dalla Costituzione nella sua libera espressione, in un quadro biblico cristiano la questione non si pone.
La donna con la sua dignità risulta riconosciuta nella sua più ampia parità ed autonomia in tutta sicurezza.
Purtuttavia (nel senso in cui Dio rispetta la libertà di peccare…) non tutte le scelte conducono a risultati “eccellenti”, ecco, la situazione dell’occidente non è eccellente.
Ed a proposito di libere scelte, desiderare (almeno per se stessi) una famiglia “patriarcale” (tradizionale, per meglio dire) non è una scelta rispettabile?
Neanche se (con il gentile consenso delle parti interessate) si condivide la distinzione dei ruoli?
Il matrimonio non è obbligatorio, se conviene bene altrimenti “ognuno per se e Dio per tutti”.
Semplicemente, per un cristiano, se la donna si sottrae all’indicazione biblica (reputando il proprio ruolo biblico non all’altezza della propria volontà) andrà a renderne conto (come per il resto del comportamento) a Dio (onnipotente) che è maschio (con buona pace delle femministe e dei loro solidali maschietti atei). Pertanto la questione è tutta da un punto di vista ateo.
Ecco, si può credere che imposizioni di legge, educazione o addirittura semplici narrazioni possano cambiare un istintivo sentimento (documentato da sempre)?
Chi lo va a raccontare ad un maschio (magari grande, grosso e poco incline alle chiacchiere da “studiati”) che non potrà mantenere (e quindi avere) la moglie casalinga (e dunque la famiglia a modo suo) o addirittura non potrà curarsi perché i lavori scarseggiano anche a causa di donne che decidono di portare il secondo stipendio in famiglie dove già lavora il marito?
Ovvio che i fortunati mariti, con secondo stipendio tramite moglie, sono più inclini ad essere “comprensivi” con le femministe. Sono tutte “scienziate insostituibili”? Ecco, senza bisogno di scomodare considerazioni tipo “la cura della famiglia e’ il più alto compito sociale” (ma non il più leggero…), alla fine il vero problema è a chi tanto (che prende a quattro mani) ed a chi niente? (Oppure poco, magari lavorando pure in due).
Certo se ognuno avesse un giusto lavoro soddisfacente sarebbe diverso… Ma per ora non è così. Dunque così come sono “disapplicati” alcuni diritti, così si dovrebbe momentaneamente “disapplicare” il femminismo? Inoltre dobbiamo confrontarci con il resto del mondo, in cui “l’unanime riconoscimento al ruolo femminile” non sembra numericamente avvalorato nella reale situazione dei fatti.
In caso di “attacco” straniero da parte di “portatori di modelli arcaici”, chi difenderà le femministe?
I maschilisti “da castrare” che non hanno piu’ niente da perdere ma un ruolo da riguadagnare?
E sì che per un ateo forse moglie, figli e ricchezza sono tutto, da avere ad ogni costo e non importa la vita degli altri…
Ecco, per un cristiano invece l’anima e’ sempre un prezzo troppo caro da pagare.
Articolo n.26 del 22/03/2025 di Aurelio Esposito.




