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A parte qualche colpo di testa, fin dalla genesi, la femmina è sempre la gioia del maschio con l’anima in festa; e’ il suo essere donna che fa uomo il maschio.
Una reciproca evoluzione al di sopra della creazione; per questo Dio dopo la creazione volle coronare la sua opera magna, l’uomo, traendo da lui la sua compagna, la donna simile a lui.
Perché, secondo il suo volere, maschio e femmina li fece; e fin da subito giustificò la sua decisione spiegando che non è bene che l’uomo sia solo.
Ecco, per il suo bene, gliela diede come un aiuto e compagnia. Dopo che l’uomo ebbe dato un nome a tutte le meravigliose creature, Dio gli presentò la meraviglia delle meraviglie che ancora non aveva visto poiché solo dall’uomo poteva essere tratta.
L’uomo non vide la donna tra le altre creature, gliela presentò direttamente il Creatore; come a dire altro che madre natura, questa è figlia mia (questa è la sua dignità), guarda adesso chi ti concedo per dono alla fine di tutto. Alla donna l’uomo mise il nome (oggi forse neanche ai figli) Virago, dopo averla riconosciuta come corpo del suo corpo in carne ed ossa.
E proprio per il perdono dei nostri peccati (iniziati con quello originale di Virago a cui Adamo cambiò il nome in Eva, “vita” come quella eterna perduta), alla fine del mondo Dio ci dona la presenza della Madonna nella battaglia per la salvezza delle anime.
La femmina, autodeterminatasi a donna, si eleva splendente e rigogliosa come una mimosa; ecco, non è una pianta più maestosa di un forte albero quale il biblico cedro del Libano (e sì che con gli alberi qualche problema lo ha sempre avuto fin dall’inizio).
Perciò la donna nel suo rapporto con l’uomo farebbe bene, in certe circostanze, ad abbassare il capo; proprio come la prosperosa chioma al vertice della mimosa, che, seppur leggermente chinata da un lato, continua a svettare (magari ondeggiando nel cielo quale ammaliatrice coda di cavalla).
La donna del buon consiglio e’ quella meritevole di dirigere (non comandare) la determinazione dell’uomo (a cui è biblicamente sottoposta); il quale, ricordando la di lei natura di aiuto per grazia divina, non mancherà di renderle merito con rispetto e gratitudine.
Ecco, la donna sia una bocca piena di grazia; non si riduca ad una disgrazia che (secondo le cronache) mangia palazzi e ministeri finendo anche di fronte all’umana giustizia (quella divina forse la conforterà chiedendo “Dove sono coloro che ti condannano?”).
Come amministratrice della famiglia, quale regina della casa, e’ abituata a pensare alla disponibilità di risorse (che è disposta anche a procurare contribuendo con il proprio extra lavoro all’esterno); per cui presa dai suoi lavori a volte trascura il suo biblico compito di aiuto e compagnia per l’uomo; cosa che richiede sacrificio di tempo, che è vita che non si può comprare o rimandare.
Ecco, la mancanza di collaborazione e presenza della compagna crea i più tormentati conflitti; in cui, conseguenze di forza a parte, la prima vittima e’ l’uomo stesso messo a nudo come maschio privato della donna quale respiro e nutrimento della sua anima.
Situazioni che dovrebbero far riflettere sull’ordine sociale e sull’indirizzo politico a partire dall’educazione in età giovanile; in modo da disinnescare tendenze a sfruttare le diverse debolezze dei due sessi per far insorgere condizioni di ricatto di genere.
Al reddito di libertà per le donne vittime di violenze si dovrebbe affiancare un bonus spese per le escort, quale indennità per gli uomini vittime di ingiustificato abbandono? E sì che la crisi della coppia ha un costo oltre che sociale anche economico, in presenza di depressione ed isolamento c’è calo di consumi, lavoro e non solo.
Ma a parte tragici casi, anche se con qualche diverso colpo di testa femminile, di primo mattino c’è ancora qualche maschietto che alla femmina al letto serve il cornetto col lattuccio a cappuccino…
Buona giornata Donna, tanti Auguri per la tua Festa.
Articolo n.24 del 08/03/2025 di Aurelio Esposito





2 Comments
In un articolo dall’argomento scontato(la festa della donna) si è passati all’affrontare una serie di tematiche interessanti( lavoro femminile,l’abbandono del maschio e conseguenze,parità di genere)con garbo e talvolta sottile ironia,tuttavia c’è stata a mio avviso una leggera caduta di stile nella metafora della mimosa che abbassa il capo…Ecco,io proprio non mi ci ritrovo!
“L’occasione festosa mi e’ sembrata incoraggiante per introdurre in punta di piedi tematiche sensibili; la percezione di garbo nell’esposizione mi conforta. La sottigliezza nell’ironia è un tributo al profondo rispetto per le donne che ho maturato già al tempo delle mie compagne di classe; le quali, conoscendomi, per prime potrebbero perdonarmi scivolate di stile dovute all’impenitente natura di maschietto. Maria Rosaria, grazie per i tuoi commenti sempre a testa alta!”. Commento di Aurelio Esposito.